La plagiocefalia influenza fortemente la funzione del tuo bambino, non è solo una questione di estetica

La plagiocefalia posizionale, ovvero l’appiattimento asimmetrico della testa del neonato, non è solo una questione di forma. Uno studio scientifico condotto su 235 neonati con plagiocefalia, pubblicato su Pediatrics, ha rilevato punteggi motori inferiori di circa 10 punti rispetto ai controlli⁶ . Un’analisi italiana su 310 neonati con plagiocefalia ha riscontrato disturbi associati (limitazione dei movimenti del collo, reflusso gastro-esofageo, influenza sulla postura e sullo sviluppo motorio) nell'81% dei casi³ . La buona notizia: prima si interviene, migliori sono i risultati!

Matteo Mannocci

di Matteo Mannocci Osteopata Pediatrico

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Cos'è la plagiocefalia posizionale?

La plagiocefalia posizionale è una deformazione acquisita e reversibile del cranio del neonato, causata dall'applicazione di forze esterne sulle ossa craniche ancora malleabili, che ne alterano lo sviluppo simmetrico e armonioso. Nei neonati 0-4 mesi, il cranio non è ancora completamente ossificato: questa caratteristica è necessaria per il passaggio nel canale del parto, ma rende la testa vulnerabile a deformazioni quando resta appoggiata a lungo tempo sempre sullo stesso punto. Secondo l'analisi clinica pubblicata su Early Human Development³, la plagiocefalia posizionale può avere tre origini distinte:

  • Prenatale: si sviluppa durante la vita intrauterina e può essere causata da macrosomia, gravidanza gemellare, oligoidramnios, anomalie dell’utero o del canale del parto.
  • Perinatale: si sviluppa durante il travaglio e il parto; causata da parto con ventosa, travaglio prolungato, presentazione fetale non ottimale, posizione podalica.
  • Postnatale: si sviluppa nei primi mesi di vita a causa di una posizione prolungata della testa, per un allattamento sempre dallo stesso lato, per la posizione della culla nella stanza.

Va sempre distinta da una condizione ben diversa: la craniosinostosi, ovvero la fusione prematura di una o più suture craniche, che è una condizione strutturale (non posizionale) e richiede valutazione neurochirurgica.

Quanto è diffusa la plagiocefalia nei neonati?

La plagiocefalia è molto diffusa, molto di più di quanto si possa pensare: colpisce fino al 37,8% dei lattanti a 8-12 settimane di vita⁴ e la sua prevalenza varia parecchio a seconda dell'età del bambino e dei criteri diagnostici usati. Uno studio neozelandese pubblicato su Pediatrics, che ha seguito 200 neonati sani dalla nascita ai 2 anni ha misurato che quasi il 30% dei bambini seguiti ha superato in almeno un'occasione, durante il primo anno di vita, la soglia clinica di asimmetria della testa², un dato che ci fa capire quanto il fenomeno sia diffuso nella popolazione generale. Un’altro studio più recente è stato condotto in Italia e pubblicato sull'European Journal of Pediatrics⁴: su 283 neonati sani a termine, valutati tra le 8 e le 12 settimane di vita, il 38% presentava plagiocefalia posizionale⁴. I fattori di rischio associati risultano essere: una minore circonferenza cranica alla nascita, l'età materna avanzata e il sonno in posizione supina⁴. 

La testa piatta del neonato è "solo" un problema estetico?

No e le evidenze più recenti lo confermano con dati concreti. Lo studio più ampio e metodologicamente solido su questo tema è quello pubblicato su Pediatrics nel 2010⁶, che ha confrontato lo sviluppo neuropsicomotorio di 235 neonati con plagiocefalia posizionale deformativa e 237 neonati di controllo. I risultati, corretti per età, sesso e livello socioeconomico, hanno mostrato⁶ che i bambini con plagiocefalia avevano:

  1. un punteggio motorio inferiore di circa 10 punti rispetto ai controlli;
  2. un punteggio di linguaggio inferiore di circa 5 punti in media;
  3. un deficit motorio più marcato nella motricità grossolana rispetto a quella fine;
  4. una probabilità doppia di rientrare nella fascia di sviluppo motorio ritardato rispetto ai controlli (20% contro 9,0%);
  5. la probabilità di ritardo per il linguaggio più alta rispetto a quello di controllo (18,5% contro 10,2%);
  6. più probabilità di ritardo cognitivo rispetto al gruppo di controllo (4% contro 0%). 


Un dato particolarmente interessante emerge da un'analisi secondaria dello stesso studio⁶: anche tra i bambini classificati come "controlli sani" (senza diagnosi di plagiocefalia), quelli in cui gli strumenti per la misurazione della testa avevano rilevato una lieve asimmetria cranica, non diagnosticata clinicamente, presentavano punteggi di linguaggio inferiori di 3 punti e punteggi motori inferiori di 4 punti rispetto ai controlli senza alcuna asimmetria. E’ importante sottolineare che gli stessi autori sottolineano che questi dati non dimostrano che la plagiocefalia causi il ritardo dello sviluppo⁶: potrebbe trattarsi di un effetto diretto della deformazione, oppure, al contrario, un neonato con una motricità già meno vivace potrebbe muovere meno la testa e sviluppare più facilmente l'asimmetria. Il nesso di causa-effetto resta un'area di ricerca aperta, ma la correlazione tra le due condizioni è ormai documentata in modo solido in letteratura scientifica. 

Sul fronte italiano, l'analisi retrospettiva su 310 neonati con plagiocefalia posizionale, pubblicata su Early Human Development³, ha rilevato che l'81% dei bambini presentava, oltre alla plagiocefalia, uno o più disturbi associati con un impatto su crescita, comportamento o sviluppo: una percentuale che ha portato gli autori a concludere esplicitamente che la plagiocefalia non è soltanto un problema di forma, ma coinvolge anche la funzione³ !  

Quali funzioni possono essere influenzate dalla plagiocefalia?

Le aree più frequentemente coinvolte sono:

  • la motricità del collo, con la limitazione della rotazione del capo nel 62% dei neonati con plagiocefalia³;
  • lo sviluppo motorio globale, con un punteggio inferiore di circa 10 punti rispetto ai controlli e con deficit di motricità grossolana maggiore di quella fine⁶; 
  • la funzione gastrointestinale (reflusso, stipsi) nel 31% dei neonati con plagiocefalia³;
  • e, in misura più contenuta, le abilità cognitive e linguistiche con punteggi inferiori di circa 5 punti rispetto ai controlli⁶.

Plagiocefalia e limitazione dei movimenti del collo vanno spesso insieme

Plagiocefalia e preferenza a tenere la testa verso lo stesso lato vanno di pari passo e possono essere l’una l’effetto dell’altra. É interessante citare lo studio caso-controllo di Speltz e colleghi⁶: il 39% dei neonati con plagiocefalia del loro campione aveva anche una diagnosi di torcicollo miogeno, confermando quanto le due condizioni si presentino spesso insieme. 

 Il punto è comprendere l’eziologia, ovvero il perché si è venuta a creare la plagiocefalia o la limitazione nella rotazione della testa. La maggior parte delle volte siamo difronte a posizione intrauterine anomale, in cui il neonato è stato podalico, oppure si è presentato nella pelvi materna con la testina non congruente con il canale del parto materno, oppure ci possono essere state altre problematiche come la presenza del cordone intorno al collo o di una placenta anteriore. Ciò che conta è comprendere la causa e trattare il più presto possibile il neonato, al fine di fargli riacquistare completamente la mobilità della testa in entrambe le direzioni e far tornare la testina “simmetrica”.  

Come capire se il mio bambino ha la testa asimmetrica?

Anche per i genitori è possibile capire facilmente se il bambino ha la testa asimmetrica con una semplice osservazione del capo dall'alto, come se guardassi il neonato "da sopra" mentre è disteso, e cercando alcuni segnali specifici già nelle prime settimane di vita.

Segnali a cui prestare attenzione nei primi 4 mesi di vita:

  1. un lato della testa è visibilmente più piatto dell'altro, osservando la testa dall'alto;
  2. un orecchio spostato in avanti rispetto all'altro, quando visto dall'alto;
  3. una preferenza marcata a tenere la testa ruotata sempre dalla stessa parte, anche in braccio;
  4. difficoltà o resistenza a ruotare la testa verso un lato specifico —la limitazione della rotazione passiva alla nascita è un fattore di rischio fortemente associato alla plagiocefalia a 6 settimane e 4 mesi²;
  5. asimmetria del viso (fronte, guancia, occhio) percepibile nelle foto frontali.

Nessuno di questi segnali, da solo, è un allarme: sono indicazioni per parlarne con il pediatra, che valuterà se serve un approfondimento.

Cosa fare per prevenire o ridurre la plagiocefalia nei neonati?

Le misure più efficaci sono semplici, quotidiane e agiscono proprio sui fattori di rischio individuati dagli studi: variare sistematicamente i punti di appoggio della testa e favorire la mobilità del collo. Ecco alcuni semplici consigli da eseguire a casa per prevenire la testa piatta nei neonati: 

  1. Praticare il Tummy time (pancia in giù) da sveglio: più volte al giorno, sempre sotto sorveglianza di un adulto, aumentando gradualmente la durata.
  2. Alternare l’orientamento della testa nella culla durante la sorveglianza, anche se ricordiamo il sonno è sempre in posizione supina fino all’anno di età, come raccomandato dalle linee guida internazionali per la prevenzione della SIDS.
  3. Alternare il lato di allattamento e la mano con cui si tiene il biberon, per non favorire sempre la stessa rotazione del capo.
  4. Braccia alternate quando si porta in braccio il bambino, non sempre lo stesso lato.
  5. Limitare il tempo in ovetto, passeggino e sdraietta durante la veglia, riservando l'ovetto al trasporto in auto secondo le norme di sicurezza vigenti.
  6. Stimolare attivamente la rotazione del capo verso il lato meno praticato, ad esempio posizionando giochi o richiami visivi dal lato “difficile".

Cosa può succedere in età scolare se la plagiocefalia non viene trattata?

Dipende in modo decisivo dalla gravità che l'asimmetria cranica era presente nel neonato: se era lieve, a 9 anni non ci sono differenze rilevanti rispetto agli altri bambini. Se era moderata o severa, possono persistere lievi differenze cognitive e di rendimento scolastico.

Uno dei pochi studi scientifici ad aver seguito in follow-up i bambini fino all'età scolare pubblicato su Pediatrics, ha rivalutato 187 bambini con una storia di plagiocefalia posizionale in epoca neonatale e 149 controlli, a un'età media di 9 anni, con test neuropsicologici standardizzati per le abilità cognitive e per il rendimento scolastico in lettura, scrittura e matematica⁸.

I risultati mostrano un quadro sfumato ma chiaro⁸:

  1. nel complesso, i bambini con una storia di plagiocefalia avevano punteggi cognitivi più bassi rispetto ai controlli, con differenze statisticamente significative, anche se di entità modesta. 
  2. quando i dati vengono analizzati separando i casi per gravità iniziale, emerge il dato più utile: i bambini che da neonati avevano avuto una plagiocefalia lieve non mostravano quasi nessuna differenza rispetto ai controlli, né nei test cognitivi né in quelli di rendimento scolastico; 
  3. i bambini che da neonati avevano avuto una plagiocefalia moderata o severa, invece, presentavano punteggi più bassi in 8 delle 9 misure testate (sia cognitive sia di rendimento scolastico), con un divario equivalente a circa 4-7 punti di QI rispetto ai controlli sulle sottoscale cognitive, una differenza modesta ma clinicamente rilevante.


Gli autori sono chiari nel dire che l'associazione non dimostra un rapporto di causa-effetto: la plagiocefalia potrebbe essere un marcatore di vulnerabilità dello sviluppo più che una causa diretta dei punteggi più bassi. Il loro consiglio riguarda una valutazione dello sviluppo motorio e un intervento osteopatico precoce nei neonati con plagiocefalia posizionale medio-severa⁸. 

Quanto è efficace il trattamento osteopatico in caso di plagiocefalia?

È molto efficace, e i dati più solidi disponibili mostrano un aspetto particolarmente utile per i genitori: prima si inizia il trattamento, meno sedute servono per risolvere l'asimmetria.

Lo studio più ampio ad oggi pubblicato su questo tema pubblicato nel 2024 sull'Italian Journal of Pediatrics⁷ ha analizzato 424 neonati trattati con osteopatia⁷ e mostra i risultati incoraggianti:

  1. tutti i pazienti (100%) sono migliorati dopo il trattamento osteopatico, con risoluzione completa della deformazione cranica;
  2. è bastata una media di 3 sedute osteopatiche (nella maggior parte dei casi tra 3 e 4) per ottenere questo risultato;
  3. il numero di sedute necessarie aumenta in modo netto e statisticamente significativo all'aumentare della gravità iniziale dell’asimmetria. 


Gli stessi autori sottolineano nella discussione che la tempestività del trattamento sembra influenzare l'esito: se le tensioni e le restrizioni di movimento vengono risolte prima di determinate fasi di crescita del cranio, il corpo del bambino riesce a riequilibrare più facilmente l'area deformata; se invece la plagiocefalia non viene trattata, può condizionare negativamente anche la colonna vertebrale, il volto e le strategie posturali nel corso della crescita, rendendo più difficile la risoluzione⁷.

Nel complesso, diversi studi¹ ³ oltre al sopracitato sono disponibili ad oggi in letteratura e supportano l'intervento Osteopatico precoce come opzione sicura e associata a miglioramenti clinici consistenti in caso di deformazione medio-severa assolutamente.

Quando portare il neonato dall'osteopata?

Il prima possibile: tutti gli studi disponibili concordano sul fatto che l'intervento precoce è associato a risultati migliori, sia sul piano della forma cranica sia su quello funzionale. Il dato più concreto in questo senso arriva dallo studio precedentemente citato: un'asimmetria lieve si risolve mediamente con circa 2 sedute osteopatiche, contro le 8 necessarie per un'asimmetria severa⁷. 

Vale la pena richiedere una valutazione se noti nel tuo bambino uno o più dei segnali descritti sopra, in particolare una limitazione nella rotazione del collo che, come mostrato dallo studio italiano di Filisetti³, riguarda circa 6 neonati su 10 tra quelli con plagiocefalia ed è anche il segno che risponde più rapidamente al trattamento osteopatico.

Il percorso di valutazione tipicamente prevede:

  1. Il pediatra, come primo riferimento, per l'inquadramento clinico generale e l'esclusione di condizioni più rare come la craniosinostosi.
  2. L'osteopata pediatrico e il fisioterapista specializzato in età evolutiva, per il trattamento conservativo delle asimmetrie craniche e delle eventuali limitazioni di mobilità del collo associate;
  3. Un eventuale approfondimento neuroevolutivo, nei casi in cui il pediatra o lo specialista rilevino segnali di ritardo nello sviluppo motorio, da monitorare nel tempo secondo quanto suggerito dagli studi di follow-up disponibili⁵.

In conclusione: cosa ricordare

  1. La plagiocefalia posizionale è molto frequente: riguarda fino al 38% dei lattanti italiani a 8-12 settimane di vita⁴.
  2. Non è solo una questione estetica: nello studio di Speltz e colleghi i punteggi motori dei bambini con plagiocefalia erano inferiori di circa 10 punti rispetto ai controlli⁶, e nella casistica italiana di Filisetti l'81% dei bambini presentava disturbi associati³.
  3. La limitazione della mobilità del collo è il segnale più frequentemente associato alla plagiocefalia (fino al 62% dei casi³) ed è anche quello che risponde più rapidamente al trattamento.
  4. I dati sul trattamento Osteopatico sono incoraggianti: nello studio più ampio disponibile, su 424 neonati, il 100% dei bambini trattati ha raggiunto la risoluzione completa dell'asimmetria, con una media di sole 3 sedute⁷. 
  5. Prima si interviene, meno sedute servono e migliore è la prognosi: da 2 sedute medie per un'asimmetria lieve fino a 8 per una severa⁷.
  6. Molti dei ritardi di sviluppo osservati nei primi mesi tendono a ridursi nel tempo con un intervento tempestivo: nello studio di follow-up di Hutchison, la quota di bambini con ritardi è scesa dal 42% (a 3 mesi) al 23% (a 12 mesi)⁵.
  7. Prima si interviene (idealmente nelle prime settimane di vita) migliori sono generalmente i risultati.


Questo articolo è stato fatto dal Dott. Mannocci, osteopata specializzato in aerea pediatrica, per CHICCO. Ha una finalità informativa e divulgativa e non sostituisce la valutazione clinica del pediatra o dell’osteopata di riferimento, bensì è stato pensato per aiutare i genitori a conoscere più nel dettaglio la Plagiocefalia, in quanto intercettandola il prima possibile i risultati sono più che efficaci. In presenza di dubbi sullo sviluppo neuromotorio del tuo bambino, richiedi sempre una visita specialistica.

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  1. Lessard S, Gagnon I, Trottier N. Exploring the impact of osteopathic treatment on cranial asymmetries associated with nonsynostotic plagiocephaly in infants. Complementary Therapies in Clinical Practice. 2011;17(4):193-198. doi:10.1016/j.ctcp.2011.02.001 
  2. Hutchison BL, Hutchison LAD, Thompson JMD, Mitchell EA. Plagiocephaly and brachycephaly in the first two years of life: a prospective cohort study. Pediatrics. 2004;114(4):970-980. doi:10.1542/peds.2003-0668-F
  3. Filisetti M, Cattarelli D, Bonomi S. Positional plagiocephaly from structure to function: Clinical experience of the service of pediatric osteopathy in Italy. Early Human Development. 2020;146:105028. doi:10.1016/j.earlhumdev.2020.105028
  4. Ballardini E, Sisti M, Basaglia N, Benedetto M, Baldan A, Borgna-Pignatti C, Garani G. Prevalence and characteristics of positional plagiocephaly in healthy full-term infants at 8-12 weeks of life. European Journal of Pediatrics. 2018;177(11):1667-1672. doi:10.1007/s00431-018-3212-0
  5. Hutchison BL, Stewart AW, de Chalain TMB, Mitchell EA. Serial developmental assessments in infants with deformational plagiocephaly. Journal of Paediatrics and Child Health. 2012;48(4):274-278. doi:10.1111/j.1440-1754.2011.02234.x
  6. Speltz ML, Collett BR, Stott-Miller M, Starr JR, Heike C, Wolfram-Aduan AM, King D, Cunningham ML. Case-control study of neurodevelopment in deformational plagiocephaly. Pediatrics. 2010;125(3):e537-e542. doi:10.1542/peds.2009-0052
  7. Panza R, Piarulli F, Rizzo V, Schettini F, Baldassarre ME, Di Lorenzo A, Tafuri S, Laforgia N. Positional plagiocephaly: results of the osteopathic treatment of 424 infants. An observational retrospective cohort study. Italian Journal of Pediatrics. 2024;50:166. doi:10.1186/s13052-024-01729-3
  8. Collett BR, Wallace ER, Kartin D, Cunningham ML, Speltz ML. Cognitive outcomes and positional plagiocephaly. Pediatrics. 2019;143(2):e20182373. doi:10.1542/peds.2018-2373