Chi è
Professore universitario, ortodontista e giornalista pubblicista. Affianca all’attività clinica e alla ricerca scientifica un particolare interesse per la prevenzione delle malattie del cavo orale. Convinto del valore della conoscenza come strumento di crescita personale e collettiva, promuove il dialogo tra scienza, salute e cultura.
Ruolo Professionale
- Ortodontista
- Presidente Vicario Corso di laurea in Igiene Dentale all'Università degli Studi dell'Insubria
- Direttore Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia all'Università degli Studi dell'Insubria
Formazione
- Laurea in Medicina e Chirurgia
- Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia
La prevenzione non nasce soltanto da ciò che sappiamo, ma soprattutto dal valore che attribuiamo alla nostra salute. È questa consapevolezza che orienta le nostre scelte positive di benessere.
LO SAI CHE
Risposte brevi alle domande più attuali e più richieste dai genitori
Il succhietto, comunemente chiamato ciuccio, può influenzare lo sviluppo del palato e dei denti, soprattutto se viene usato intensamente e per lungo tempo. Anche la sua forma può avere un ruolo: in particolare, deve orientarsi verso il palato in modo funzionale e anatomico. Un uso scorretto può favorire, per esempio, il morso aperto anteriore (i denti anteriori non si toccano) e il morso crociato posteriore (i denti superiori posteriori chiudono all’interno rispetto a quelli inferiori). Conta quindi la relazione tra forma, frequenza, intensità e età del bambino. Nei primi anni succhiare è del tutto naturale: il problema nasce quando questa abitudine continua oltre il periodo in cui dovrebbe progressivamente scomparire, indicativamente entro i 3 anni.
La bocca aperta può essere semplicemente un’abitudine, ma può anche indicare che il bambino fatica a respirare con il naso, per esempio a causa di un naso ostruito, di adenoidi o di tonsille ingrossate. Se succede ogni tanto, generalmente non c’è motivo di preoccuparsi. Se invece il bambino tiene spesso la bocca aperta, soprattutto mentre dorme, è bene parlarne con il pediatra e, se necessario, con un otorinolaringoiatra. Non sempre, quindi, è un “vizio” che passerà da solo: prima di correggere l’abitudine è importante capire perché il bambino respira con la bocca. Respirazione, posizione della lingua e sviluppo della bocca sono infatti strettamente collegati tra loro e possono contribuire, insieme ad altri fattori, alla comparsa di alcune malocclusioni.
La lingua non serve soltanto a parlare e deglutire: anche quando abbiamo la bocca chiusa contribuisce all’equilibrio delle forze che accompagnano lo sviluppo dei denti e del palato. Se rimane a lungo in una posizione bassa, questo equilibrio può cambiare e influenzare lo sviluppo dell’arcata dentaria. Respirazione e posizione della lingua sono spesso collegate: quando un bambino respira abitualmente con la bocca, la lingua tende a restare più bassa per lasciare libero il passaggio dell’aria. Non è sempre possibile stabilire quale dei due fenomeni venga prima, ma entrambi possono contribuire a modificare l’equilibrio della bocca. In condizioni normali, a riposo, la lingua dovrebbe appoggiarsi al palato, con la punta sulla mucosa subito dietro agli incisivi superiori.
Assolutamente no. Una malocclusione non riguarda soltanto l’aspetto dei denti: in alcuni casi può influenzare anche il modo in cui si manifestano le funzioni del cavo orale. Può essere associata, per esempio, a difficoltà nella masticazione, nella deglutizione, nella respirazione o a un’alterata funzione dei muscoli della bocca. Non tutte le malocclusioni, però, hanno la stessa importanza e non tutte devono essere trattate. Alcune hanno soprattutto una componente estetica, mentre altre possono essere associate a una vera alterazione della funzione o dello sviluppo. L’obiettivo dell’ortodonzia, quindi, non è soltanto avere denti più belli, ma contribuire a una bocca sana e funzionale.
Sì, in alcuni casi può essere molto utile, ma intervenire presto non significa necessariamente intervenire subito. Durante la crescita, alcuni trattamenti possono correggere alterazioni dello sviluppo dei mascellari o intercettare problemi funzionali. Può essere utile, per esempio, in alcune forme di morso crociato o quando esiste un’alterazione importante della crescita. In altri casi, invece, la scelta migliore è semplicemente controllare il bambino nel tempo e aspettare che arrivi il momento più favorevole per intervenire.







