PierCarlo Salari

PierCarlo Salari

Pediatra

Chi è

Pediatra di lunga esperienza consultoriale, orientato alla prevenzione ad ampio spettro e in una prospettiva di interdisciplinarietà centrata sul bambino e sulla famiglia. Da sempre dedito alla comunicazione scientifica a livello professionale e divulgativo.


Ruolo Professionale

Ruolo Professionale

  • Pediatra
  • Divulgatore medico-scientifico
  • Animatore di formazione
Formazione

Formazione

  • Laurea in Medicina e Chirurgia
  • Specializzazione in Pediatria

La migliore medicina è quella che arriva prima: prevenzione, educazione e stile di vita sono gli strumenti per far crescere i bambini in salute.

PierCarlo Salari Pediatra
LO SAI CHE

LO SAI CHE

Risposte brevi alle domande più attuali e più richieste dai genitori

La febbre non va giudicata soltanto dal valore indicato dal termometro: conta soprattutto come sta il bambino. Secondo la Società Italiana di Pediatria (SIP), un bambino con febbre ma vigile, reattivo, che beve e respira normalmente può generalmente essere osservato e assistito a casa, mantenendo una buona idratazione. Gli antipiretici vanno utilizzati soprattutto quando alla febbre si associa malessere e non per normalizzare a tutti i costi la temperatura. Occorre invece contattare rapidamente il pediatra se il bambino ha meno di 6 mesi di vita o appare molto abbattuto, e rivolgersi al Pronto Soccorso se presenta condizioni preoccupanti (per esempio è soporoso e non reagisce agli stimoli). Non somministrare antibiotici di propria iniziativa.

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Intestino e cervello comunicano continuamente attraverso una rete complessa di segnali nervosi, ormonali, immunitari e metabolici: questo collegamento bidirezionale, nel quale, come sottolinea la dicitura, predominano le informazioni che dall’intestino raggiungono il cervello, è il cosiddetto asse intestino-cervello, che oggi, sulla base di un’ampia mole di dati scientifici, è considerato alla stregua di un organo a tutti gli effetti. Nell’asse intestino-cervello un ruolo fondamentale è svolto dal microbiota intestinale, cioè la popolazione complessiva dei microrganismi presenti nell'intestino, la cui composizione è influenzata dall’alimentazione e dalle abitudini di vita. La ricerca sta chiarendo come alimentazione, microbiota e funzionamento cerebrale siano interconnessi, ma molte associazioni finora osservate sono tuttora oggetto di studio per quanto riguarda non soltanto i meccanismi fisiologici ma anche la possibilità di modificare, mediante l’integrazione di opportuni ceppi probiotici (batteri vivi), il microbiota.

Bibliografia:

Aburto MR, Cryan JF. Gastrointestinal and brain barriers: unlocking gates of communication across the microbiota-gut-brain axis. Nat Rev Gastroenterol Hepatol. 2024; 21:365

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Un bambino non deve necessariamente “correre” ogni giorno: deve invece muoversi. Per i bambini e gli adolescenti dai 5 ai 17 anni, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda una media di almeno 60 minuti al giorno di attività fisica da moderata a vigorosa, prevalentemente aerobica, nell'arco della settimana. Correre, andare in bicicletta, giocare all'aperto, ballare o praticare uno sport sono tutte possibilità. Nei più piccoli le indicazioni sono diverse: tra 1 e 2 anni servono almeno 180 minuti di attività fisica distribuiti nella giornata; tra 3 e 4 anni almeno 180 minuti, di cui almeno 60 a intensità moderata-vigorosa. Non conta solo fare sport, posto che la scelta dell’attività sia condivisa con il bambino e lui gradita, ma è importante soprattutto interrompere i lunghi periodi trascorsi seduti per contrastare la sedentarietà, prevenendo sovrappeso e obesità.

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Lo svezzamento, oggi più correttamente ridefinito “alimentazione complementare” per sottolineare che l’introduzione dei cibi solidi deve avvenire in concomitanza e non in sostituzione dell’allattamento, non dovrebbe seguire un calendario standardizzato e identico per tutti. Il Ministero della Salute, sulla base delle indicazioni ufficiali, indica in generale l'introduzione degli alimenti diversi dal latte intorno ai 6 mesi, considerando però sviluppo e caratteristiche individuali del bambino. Non servono schemi rigidi: è utile invece proporre progressivamente alimenti diversi, adattandone consistenza e dimensioni alle capacità del bambino. Frutta, verdura e alimenti della famiglia possono entrare nella sua alimentazione, evitando eccessi di sale e zuccheri. Anche l'esposizione a sapori differenti contribuisce a sviluppare le preferenze alimentari. Il pediatra di famiglia, che conosce ogni bambino, è naturalmente il riferimento privilegiato per qualsiasi consiglio o dubbio.

Bibliografia e Sitografia:

Ministero della Salute, FAQ – Corretta alimentazione ed educazione nutrizionale nella prima infanzia, aggiornamento 19/12/2024

https://www.salute.gov.it/new/it/faq/faq-corretta-alimentazione-ed-educazione-nutrizionale-nella-prima-infanzia

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Tablet, smartphone e altri dispositivi non pongono soltanto una questione di tempo ma anche di modalità di impiego. Restare a lungo nella stessa posizione, con il capo inclinato verso lo schermo può infatti causare affaticamento muscolare e disturbi muscoloscheletrici, senza poi contare che un utilizzo prolungato, soprattutto nelle ore serali, può interferire con il sonno. Per questo è utile alternare lo schermo con movimento e pause, evitare dispositivi durante i pasti e nell'ora precedente il sonno e non tenere device in camera da letto. Il Ministero della Salute raccomanda inoltre di evitare smartphone e tablet sotto i 2 anni. Se mal di testa, dolore cervicale, disturbi visivi o disturbi del sonno diventano frequenti, soprattutto in età adolescenziale, è opportuno parlarne con il pediatra. 

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La salute dei bambini – e, di conseguenza, quella dei futuri adulti – si costruisce attraverso tanti piccoli gesti che, ripetuti nel tempo, diventano abitudini consolidate. È questa la prospettiva che rende oggi la prevenzione un atto concreto, sistematico e quotidiano, da promuovere fin dai primi mesi di vita, quando cominciano a strutturarsi e formarsi comportamenti e preferenze destinati a persistere fino all’età adulta o perfino oltre. Basti pensare, per fare un esempio pratico, che le esperienze precoci di esposizione ai vari sapori condizioneranno nelle epoche successive l’accettazione e le preferenze di determinati cibi. Non a caso l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sottolinea che la prima infanzia rappresenta un periodo nel quale gli stili di vita familiari possono essere modificati e consolidati, con effetti sulla salute nel lungo periodo. Per i genitori, però, prevenire non deve significare vivere con la paura di sbagliare: l'obiettivo non è costruire una quotidianità perfetta, né trasformare ogni comportamento in una prescrizione, ma piuttosto creare un ambiente nel quale le scelte salutari siano semplici, accessibili e soprattutto consapevoli. I bambini imparano molto più facilmente quando ciò che viene loro chiesto coincide con ciò che vedono fare agli adulti. Ecco, perciò, dieci spunti pratici e adattabili a ogni fase della crescita.

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