Chi è
Si occupa della valutazione e della presa in carico delle difficoltà legate alle funzioni oro-facciali,all'alimentazione, alla deglutizione, alla respirazione e allo sviluppo comunicativo-linguistico del bambino. Nel suo lavoro adotta un approccio centrato sul bambino e sulla famiglia, con particolare attenzione alla prevenzione, all’intercettazione dei bisogni evolutivi e alla collaborazione multidisciplinare.
Ruolo Professionale
- Logopedista
- Esperta di motricità oro-facciale e neurosviluppo
- Responsabile Centro Clinico LogosLab (Latina)
- Prof.ssa in Logopedia, UCSC / Policlinico Gemelli (Roma)
Formazione
- Laureata con lode in Logopedia
- Master in disturbi della comunicazione, linguaggio e apprendimento
- Specializzata in Valutazione e Trattamento dei Disordini Miofunzionali Oro-Facciali
L'invisibile conta più del visibile
LO SAI CHE
Risposte brevi alle domande più attuali e più richieste dai genitori
All’inizio dello svezzamento, sputare il cibo è frequente e non significa necessariamente che il bambino lo rifiuti. Sta imparando a conoscere sapori e consistenze diverse dal latte e a muovere la lingua per gestire il boccone. Se il cibo è ancora difficile da controllare, può spingerlo fuori con la lingua o attivare il conato, una risposta riflessiva di protezione (gag reflex), diversa dal soffocamento. Non forzarlo a deglutire: proponi alimenti morbidi e facilmente schiacciabili, aumentando gradualmente varietà e consistenze. Il logopedista può valutare le abilità oro-motorie e guidare la famiglia quando le difficoltà nella gestione del cibo persistono.
Non sempre. Un frenulo molto visibile o apparentemente corto non indica automaticamente un problema. Più che guardare la forma, conta capire se la lingua riesce a muoversi bene e se il bambino mangia e cresce serenamente. Nei più piccoli, alcuni segnali da riferire al pediatra sono dolore durante l’allattamento, poppate molto lunghe o faticose, schiocchi frequenti e scarso aumento di peso. Con lo svezzamento, invece, può essere utile osservare se il bambino fa fatica a spostare il cibo in bocca o a gestire alcune consistenze. Il logopedista esperto in motricità oro-facciale può valutare la funzione della bocca e della lingua, lavorando con pediatra e altri professionisti se necessario. Se il bambino cresce bene e mangia senza difficoltà, un frenulo visibile può semplicemente essere una sua caratteristica anatomica.
Il ciuccio può essere un alleato nei momenti di bisogno di conforto e durante l’addormentamento. Per sostenere lo sviluppo del linguaggio, è utile limitarne l’uso nelle ore diurne, soprattutto quando il bambino gioca, esplora e comunica con gli altri. A bocca libera può lallare, imitare suoni, sorridere e sperimentare nuove parole. Non occorre eliminarlo con fretta: è più utile accompagnarne l’uso in modo graduale e consapevole. Con la crescita, il logopedista può offrire indicazioni personalizzate se il ciuccio è sempre presente o se emergono dubbi su linguaggio e funzioni orali. Un uso equilibrato aiuta a rispettare sia il bisogno di consolazione sia gli spazi di relazione e comunicazione
Sì, si può. Ma non serve avere fretta. Il ciuccio non è soltanto un’abitudine: per molti bambini è una piccola consolazione, soprattutto nei momenti di stanchezza o di sonno. Per lasciarlo andare, ha bisogno di sentire che non perde anche la nostra vicinanza. Possiamo cominciare a limitarlo durante il giorno, offrendo parole, contatto, gioco e una routine rassicurante. Se è più grande, raccontiamogli cosa sta succedendo e scegliamo insieme un momento tranquillo per provarci. Non è una gara: con tempi graduali e adulti presenti, anche questo passaggio può diventare una conquista.
Se intorno ai 2-3 anni compaiono ripetizioni di sillabe o blocchi, niente panico: assistiamo spesso a un fisiologico disallineamento tra il pensiero, che corre veloce, e la maturazione motoria articolatoria. La cosa più importante non è correggere («respira», «parla piano»), ma rimodellare l'ambiente comunicativo: riduciamo la velocità del nostro eloquio, diamo tempo senza anticipare le parole e manteniamo un contatto visivo rilassato e accogliente. Come logopedista ricordo sempre che l'ascolto attento al cosa e non al come toglie pressione e favorisce la spontaneità. Se però notate tensione fisica, evitamenti o se l'esordio supera i 6 mesi con familiarità positiva, un colloquio logopedico indiretto è lo strumento migliore per accompagnare la famiglia e sostenere la fluenza con serenità.







